Riduzioni di fatturato e cessazioni dei rapporti di lavoro

Fino al 16 maggio 2020, ai Datori di lavoro, indipendentemente dal numero dei dipendenti, la legge vieta di comunicare ai Lavoratori del settore privato #licenziamenti individuali per ragioni inerenti all’attività produttiva, all’organizzazione del lavoro e al regolare funzionamento di essa (art. 46 del DL 18/2020 – «Cura Italia»).

Tra questi casi (di giustificato motivo oggettivo) rientra il #licenziamento per soppressione del posto d lavoro.

Prossimamente, il periodo del divieto potrebbe essere prorogato dall’Autorità.

Il divieto, eccezionale e imperativo, interessa tutti i rapporti di Lavoro. Tranne i rapporti dei #Dirigenti e dei Lavoratori domestici.

Così, anche in questo periodo, i Datori di lavoro potrebbero licenziare (con preavviso) i Dirigenti individualmente, in presenza di « giustificatezza».

Ciò, salvo eccezioni. Tra queste, quello del diritto alla conservazione del posto di lavoro per 15 giorni, ora riconosciuto – novità – anche ai Dirigenti genitori di figli di età compresa tra i 12 e i 16 anni che si astengano dal lavoro per il periodo di sospensione dei servizi educativi per l’infanzia e delle attività didattiche nelle scuole (art. 23, comma 6 del #DLCura Italia).

Per la violazione del divieto di licenziamento, la sanzione per il Datore di lavoro potrebbe rivelarsi assai pesante. Il rischio – in caso di impugnazione del licenziamento – è la nullità del licenziamento, con possibile reintegrazione del Lavoratore nel posto di lavoro e risarcimento del danno.

Invece, in questo periodo, ai Datori di lavoro è vietato licenziare sia i Dirigenti sia gli altri Lavoratori subordinati, nell’ambito di procedimenti di licenziamento collettivo per riduzione di personale, avviati quindi (dal 24 febbraio 2020) in presenza di una riduzione o trasformazione di attività o di lavoro in azienda.

Situazione paradossale, quella dei Dirigenti: voluta dalla legge o involontaria?

Sembrerebbe voluta. Infatti, la recentissima L. 27/2020 (che ha convertito in legge il DL «Cura Italia») non ha modificato il citato art. 46 nella parte riguardante i licenziamenti individuali.

Peraltro, i Dirigenti così licenziati restano esclusi anche dalla #CassaIntegrazione (D.Lgs. 148/2015).

Al contrario, l’intento generale della normativa emanata in questo periodo di emergenza sanitaria sembrerebbe quello di tutelare l’occupazione, sostenendo anche i redditi di lavoro.

Naturalmente, non è vietato ai Datori di lavoro licenziare individualmente sia i Dirigenti sia tutti gli altri Lavoratori, se sussistono effettive ragioni diverse dal giustificato motivo oggettivo.

Rientrano in questi casi i licenziamenti per ragioni disciplinari, per raggiungimento del limite massimo di età per la fruizione della pensione di vecchiaia, per superamento del periodo di comporto in caso di malattia (al netto del periodo di malattia-infortuno da Covid-19), per mancato superamento del periodo di prova (con qualche rischio, in alcune ipotesi), nonché, i licenziamenti degli apprendisti, al termine del periodo formativo.

In questo periodo, resta sia la possibilità per i Lavoratori (inclusi i Dirigenti) di dimettersi sia la libertà, per Datori di lavoro e Lavoratori (inclusi i Dirigenti), di risolvere consensualmente i loro rapporti di lavoro (sebbene sussistano contingenti difficoltà operative a formalizzare nelle “sedi protette” il consueto accordo).

Importanti novità riguardano i rapporti di lavoro subordinato a termine (art. 19-bis del DL «Cura Italia», ora introdotto dalla citata legge di conversione n. 27/2020 – norma di interpretazione autentica).

Infatti, ai datori di lavoro che accedono agli ammortizzatori sociali previsti, in via straordinaria, per il periodo di emergenza #Covid19, possono rinnovare o prorogare i contratti a tempo determinato già in essere (dal 17 marzo), anche a scopo di #somministrazione, durante un periodo di cassa integrazione, derogando agli ordinari divieti. Tuttavia, resta l’obbligo di indicare la causale. Inoltre, è temporaneamente sospeso il rispetto dei termini dello «stop and go», per i rinnovi.

Tali novità possono ridurre le cessazioni definitive dei rapporti di lavoro a termine, altrimenti altamente probabili in gran numero.

Infine, alle risoluzioni dei rapporti con i lavoratori autonomi resta applicabile la disciplina ordinaria. Tra questi figurano i numerosi #freelance, #PartiteIVA, #LiberiProfessionisti e collaborazioni coordinate e continuative di vario genere. Peraltro, essi potrebbero essere ‘travolti’ dall’emergenza sanitaria, qualora essa fosse invocata da una delle parti, quale causa di forza maggiore o di eccessiva onerosità sopravvenuta, per risolvere anzitempo i rapporti stessi.